La pesca al Cefalo di Andrea_91
Le attrezzature. non c’ è bisogno di un patrimonio per essere all’altezza di praticare la pesca del cefalo. Dovremo disporre di 1 paio di bolognesi dai 5 agli 8 metri (magari con azioni differenti, per esempio 5 mt semiparabolica 7mt di punta); un mulinello di taglia 1000-1500 imbobbinato con filo dello 0,16-0,18;un guadino di circa 3 metri e in sostituzione alla bitta 1 panchetto basilare (1 cassettino e appoggiacanna). Come minuteria nella cassetta non dovranno mai mancare i galleggianti (dagli 0,75 ai 3-3,5 grammi di svariate forme), del fluorocarbon x terminali (da 0,008 a 0,14),torpille e pallini spaccati.
I luoghi. Gli ambienti in cui principalmente si può adescare il cefalo sono 2:il porto e la scogliera.Le esche. La più convenzionale di sicuro è il pane e formaggio ma non sono da meno il filetto di sarda fresca o addirittura il bigattino. La preparazione dell’esca e del brumeggio(o pastura).Al contrario di come sembri la preparazione del pane e formaggio è una vera arte ed è determinante x il risultato della battuta, troppa acqua renderà la pasta troppo appiccicosa e difficile da innescare, troppa poca acqua renderà l’ impasto granuloso e quindi appena entrato in acqua si staccherà dall’ amo, l’impasto al tatto deve essere morbido e non appiccicoso in modo che in acqua si scioglierà gradualmente lasciando una scia odorosa attorno a se . Per una battuta di 3 o 4 ore sono sufficienti un paio di pacchetti di pancarrè (da 20 fette).Si procede levando dalle fette la parte marrone del pancarrè in modo che a noi rimanga solo il bianco, a questo punto le fette devono essere immerse x 2 o 3 secondi in acqua e subito strizzate poi a nostro piacimento verrà “condito” con 3 o 4 cucchiaiate di grana o pecorino oppure qualche goccia di olio di sarda o addirittura un po’ di aroma all’ aglio.(anche se io preferisco il classico pane e formaggio). Per il brumeggio invece utilizzeremo 1 o 2 buste di fondo bianco “allungate” con le scorze di pancarrè avanzate precedentemente, qualche testa di sarda e anche un po’ di sabbia x farla affondare meglio, la pastura al contrario del pane e formaggio deve essere di consistenza granulosa in modo che le palle leggermente pressate appena raggiungeranno il fondo si apriranno in modo da lasciare la famosa scia odorosa. La montatura. Per la montatura utilizzeremo un trave dello 0,15-0,14 o il filo diretto della bobbina, il galleggiante ideale sarebbe quello a fuso ma anche 1 carota o 1 pera rovescia con mare calmo vanno benissimo ( dagli 0,75 a 2 grammi) invece con mare mosso 1 bel galleggiante rotondo (sempre con astina in carbonio e non quelli in sughero!) dai 2,5 a 3-4 grammi .Il terminale. C’è ne sono varie tipologie ad esempio la mazzetta a 3 o 4 ami, il paternoster a 2 braccioli semplici o il + sportivo amo singolo, gli ami da adoperare sono dal 12 al 16 a seconda della montatura( consiglio Gamakatzu tipo 721n,7505n,2210n,706n) e del fluorocarbon dallo 0,008 allo 0,14 a seconda della torpidità dell’ acqua e dell’ inappetenza dei pesci.Condizioni climatiche. Cielo nuvoloso mare piatto e vento assente è il massimo che si possa desiderare x 1 pescata a cefali.L’azione di pesca. Se’ intendiamo pescare all’interno del porto opteremo x una bolognese di 5 o 6 metri ad azione semi parabolica o addirittura parabolica. Ancor prima di aprire la canna lanceremo 3 o 4 palle di pastura abbastanza grandi nella zona in cui desideriamo pescare, in modo che quando saremo pronti a pescare avremo già qualche esemplare a portata di canna. Procediamo sondando in modo da pescare a circa 5 cm dal fondo e pasturando regolarmente con palline di pastura non esageratamente grandi, giusto x intrattenere i pesci tra 1 innesco e l’altro. Gli esemplari + grossi sono anche i + sospettosi e quindi tarderanno 1 po’ prima di iniziare a mangiare. Quando ne avremo ferrato 1 bello grosso cercheremo di farlo stancare tenendo la canna bella alta in modo da farla lavorare correttamente e assecondare le capate del pesce e contemporaneamente lavoreremo di frizione dato l’esiguo diametro del filo , quando il cefalo inizierà ad aggallare possiamo procedere col guadino che precedentemente abbiamo aperto e appoggiato alla nostra sinistra o sulla gamba stessa, appoggiando solo la punta nell’ acqua e manovrando la canna in modo da far entrare il pesce in esso, se il pesce non ne vuole sapere di entrare e ritorna sottacqua noi riprenderemo il combattimento frizionando al punto giusto e assecondando le capate senza mai cercare di forzare il pesce x accelerare il salpaggo xche’ le conseguenze saranno slamature o rotture di terminale, quindi quando il pesce abbastanza stanco riaffiorerà a galla sarà il momento di cercare di guadinarlo e di sicuro se si è agiti correttamente e con freddezza riusciremo a portare in banchina l’esemplare. Il cefalo essendo molto sospettoso sentendo una minima trazione potrebbe sputare il tutto quindi è di buona norma tarare bene il galleggiante prima di iniziare la pesca,per esempio se peschiamo con un galleggiante da 1,5 grammi procederemo mettendo sulla lenza solo una torpilla da 0,75-1 grammi poi con l’amo innescato finiremo di rifinire la lenza aggiungendo man mano pallini spaccati da 0,1 grammi fino a che l’acqua avrà bagnato il galleggiante fino alla linea orizzontale su di esso. Per la pesca dalla scogliera le modalità sono simili , una montatura un po’ più piombata tipo 2,5-3 grammi e la bolognese dai 6 agli 8 metri ma di azione di punta per poter governare meglio il pesce tra scogli e scoglietti e magari adoperando la polpa di sarda fresca o addirittura il bigattino. Non è raro che al posto del cefalo si allamino salpe di notevoli dimensioni e soprattutto pescando dalla scogliera pesci come saraghi o mormore e in casi eccezionali spigole e orate!E’ da ricordare che i cefali sotto i trenta cm vanno liberati,purtroppo xò un questi “fuggitivi” potrebbero disturbare l’ azione di pesca facendo spaventare gli altri pesci quindi è consigliato utilizzare una nassa portapesci x mantenere in vita il pescato e a fine battuta selezionare solo gli esemplari + grandi destinati alla tavola e lasciare liberi i + piccoli o sottotaglia in modo da seguire in pieno il credo del pescasportivo, è consigliato anche l’utilizzo di uno slamatore x non danneggiare i pesci catturati in modo che quando liberati possano continuare a vivere. Tutto ciò che è scritto sopra è di mio pugno, quindi sono solo i consigli di un quindicenne ischitano (forse troppo presuntuoso) e spero possano servire ai lettori tanto quanto sono serviti a me in questi anni di pesca,con l’ idea che non si finisce mai di imparare. P.S. chiedo scusa x le abbreviazioni ma purtroppo la mia generazione è abituata a scrivere così ( ho provato a correggerle tte ma di sicuro qualcuna mene è scappata poiché io nn le considero errori).Un bacio il vostro Andrea sperando di poter scrivere altri articoli. |
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04-Nov-2008 |
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