LA TECNICA DELLA BOLOGNESE
La tecnica della bolognese molto raffinata, è sempre in continua evoluzione ed è indirizzata a quasi tutte le specie ittiche come:Spigola,Sarago,Orata… non è delle più facili e per un corretto impiego occorrono molte ore di pesca. Gli elementi principali da tenere sempre in considerazione prima di iniziare a pescare in un luogo soprattutto nuovo sono: la scelta del galleggiante che si adatti al meglio alla condizione in cui ci troviamo a pesca la costruzione e la scelta della piombatura che non sarà mai uguale ma solitamente si adottano degli standard di base ai quali vanno apportate delle modifiche in base alle esigenze e all’esperienza maturata; i terminali e gli ami adatti al tipo di esca utilizzata; in ultimo ma non da trascurare il filo in bobina, I galleggianti, come accennato, sono una scelta basilare per la riuscita della battuta: “tarare”, ovvero regolare con l’ausilio di piombo la navigabilità del galleggiante; “starare”, ossia il contrario di tarare, ma può anche essere utilizzato per evidenziare un tipo di abboccata nella quale avviene che il galleggiante si solleva (spesso anche impercettibile) invece del classico affondamento. Molto sinteticamente la struttura del galleggiante dal basso verso l’alto è formata in primis dalla deriva che può essere più o meno lunga, solitamente più è lunga più il galleggiante ha stabilità in acqua; dal corpo (o balsa) che dà la “forma” e la navigabilità al galleggiante, le forme più comuni e da conoscere per incominciare a pescare sono a penna, a pera o goccia (più o meno affusolata), a pera o goccia rovesciata (più o meno affusolata), a sfera (più o meno accentuata), in linea di massima più è affusolato meglio si adatta al mare piatto l’astina di visualizzazione o antenna, la quale può essere più meno lunga, solitamente con mare piatto la lunghezza favorisce una maggiore taratura del galleggiante con il conseguente miglioramento della sensibilità delle mangiate, con presenza di vento si dovrà adottare un’astina corta, in quanto non produce molto attrito e quindi il galleggiante non tende a piegarsi. La costruzione della lenza e la scelta della piombatura sicuramente sono accorpabili, in quanto la piombatura è sicuramente il 50% della costruzione lenza , la restante percentuale si divide nel galleggiante e nei microgancetti (che possono essere utilizzati o meno), la piombatura solitamente prevede pallini spaccati e torpille, le basi sulle quali lavorare si dividono in 3, cioè mare calmo, mare mosso e in corrente. La prima sicuramente è la più facile ma anche la più complicata infatti è strutturata dai soli pallini dislocati sul trave a scalare (con misura crescente o decrescente dal terminale) ovvero a distanze non uguali tra loro, oppure a distanza uguale; la seconda con mare agitato, prevede anch’essa l’uso dei soli pallini spaccati e raramente a scalare (dipende dal moto ondoso), si usano solo i pallini per un motivo di stazionamento del galleggiante ai passaggi delle onde, in quanto lo stesso con l’utilizzo di torpille o bulk (insieme di pallini) affonderebbe ad ogni onda per il volume di peso e il conseguente attrito nell’acqua che danno le torpille o i bulk; in presenza di corrente si deve lavorare invece con le torpille, i bulk o mix di torpille e pallini, dobbiamo solo tenere presente che dobbiamo avvicinare le torpille ecc.. al terminale in maniera direttamente proporzionale alla corrente. Queste sono le tre tipologie base ed adesso dovete solo adeguarle ai luoghi di pesca.Il filo da imbobinare sarà dallo 0,12 in su, del tipo non affondante, poco elastico, con un buon carico di rottura e che tenga al nodo. Una volta concluse le sopra elencate, potremo finalmente incominciare a pescare, la prima cosa basilare è la “misurazione del fondo”, tale operazione è molto delicata e richiede alcune conoscenze specifiche come le abitudini dei pesci e il luogo di pesca (approccio visivo tipo di fondale ecc…), potrà dare i risultati positivi. Passiamo all’operazione vera e propria, innanzi tutto capire a che profondità stiamo pescando o a che profondità vorremmo pescare, diverse volte la misurazione nello specchio d’acqua del luogo di pesca consentirà di conoscere le caratteristiche del fondo non visibili (buche, scogli, alghe…), inoltre è importante ripetere l’operazione diverse volte durante l’arco della pescata. Vi sono inoltre altre operazioni, come la costante pasturazione che consentirà di ottenere buoni carnieri, potrete iniziare a pasturare appena arrivati nel luogo di pesca, e un strategia che contraddistingue questa tipo di pesca “la trattenuta”, si realizza spostando il galleggiante di un paio di centimetri e rilasciandolo (con presenza di corrente basta solo tenere ferma la canna), ciò movimenterà l’innesco simulando la ricaduta dell’esca sul fondo. Vi consiglio di pescare sempre a cefali è un’ottima scuola, in ultimo vi do un consiglio: PESCATE, PESCATE, PESCATE !!!!
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02-Lug-2008 |
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