TECNICHE DI PESCA “MADE IN ENGLAND”: IL LEDGERING
di Niko ( Domenico Falcone )
cenni storici, chiarimenti e pareri personali
-----E’ una classica tecnica di origine inglese, che si presenta come una raffinata evoluzione della pesca a fondo. D’altra parte “ledge” significa proprio “fondo”, in opposto a “edge” che indica la superficie dell’acqua.
Il termine ledgering ( trasformatosi in seguito in legering) esprime quindi chiaramente il concetto di “pesca statica o sul fondo”.-----
Così scriveva tempo fa, ad inizio anni ’80, Mario Molinari il pluricampione di pesca sportiva ed il primo divulgatore teorico e pratico, nell’introduzione ad una tecnica innovativa ed altamente catturante che prevedeva “anche” l’uso di attrezzature specifiche e pasturatori (feeder).
Quegli anni ’80 segnarono anche l’inizio dell’uso comune nel nostro linguaggio di terminologie inglesi che oramai fanno parte integrante del nostro vocabolario.
L’inglese, in questo XXI secolo, viene ormai considerata come la “lingua internazionale” e non solo in campo tecnico-scientifico ed economico, questo perché rispetto ad altre lingue latino-europee ha una semplice sintassi, un vocabolario ridotto ed il suo corretto uso permette di esprimere dei concetti semplici ma chiari ed efficaci.
Gli Angler inglesi questi concetti semplici, chiari ed efficaci li avevano anche applicati alla loro passione, la pescasportiva, suddividendo in due concetti di base , “edge” e “ledge”, i due tipi d’approccio di pesca nettamente differenti da applicare in quelle situazioni con cui dovevano confrontarsi giornalmente, esercitando la loro passione, nelle acque interne e nelle condizioni idro-geografiche e meteorologiche che caratterizzano le isole britanniche.
Due tipi d’approccio complementari tra loro al punto tale che un “total-angler” , un pescatore completo per esser chiari, avrebbe dovuto padroneggiare e saper utilizzare, in entrambi i casi, le attrezzature idonee e le varie tecniche applicabili non solo al livello competitivo ma anche dilettantistico.
La pesca all’inglese con i wagglers (float fishing), che rientra ampiamente nel concetto inglese di pesca di superficie, ha fatto grande presa e numerosi proseliti in Italia dopo un campionato del mondo, svolto in condizioni di vento quasi impossibili per la classica pesca all’italiana che ci vedeva vittoriosi da tempo, in cui gli inglesi prevalsero con una pesca a galla indirizzata ai cavedani utilizzando le loro corte canne e quei lunghissimi galleggianti in penna di pavone attaccati alla lenza solo in un punto e quasi privi di piombatura “attiva”.
In Inghilterra le condizioni meteorologiche avverse, con vento quasi sempre presente, hanno portato gli appassionati della pescasportiva ad attuare quegli accorgimenti opportuni per poter svolgere correttamente l’azione nella pesca in superficie (float fishing), con l’uso di match-rod (tipiche canne per la pesca con il waggler) e dei wagglers medesimi…… in tutte quelle situazioni in cui l’uso di questa tecnica era produttivo…. perciò nelle lente e basse acque dei canali, che caratterizzano il territorio, o dei numerosi e piccoli invasi naturali.
Il fatto di preferire e prevedere il solo montaggio fisso del waggler sulla lenza e l’uso di canne intorno ai 3.90 mt. condizionava chiaramente l’utilizzo di questa tecnica che veniva svolta prevalentemente in quei luoghi descritti in precedenza.
Nell’affrontare, in condizioni meteo avverse, i fiumi con una discreta profondità e con forte corrente così come nell’affrontare i grandi e profondi bacini o indirizzando la pesca verso quei pesci predatori con l’utilizzo di pesci vivi o morti per esca, la pesca di superficie con il wagglers veniva sostituita da una classica “pesca statica sul fondo” (ledgering).
A questo punto la domanda che sorge spontanea è: “ma allora esiste una reale differenza tra l’approccio alla pesca a fondo praticata dai nostri nonni….. che insidiavano in fiume le grosse carpe lanciando sul fondo lenze piombate ed ami innescati con impasti a base di polenta o con vermi di terra per le anguille, piuttosto che pesci vivi per insidiare i lucci, o tranci di sarde per insidiare i grossi predatori in ambiente marino ……e questo fantomatico ed innovativo concetto di LEDGERING importato dall’estero” ????
Assolutamente no, non c’è alcuna differenza sostanziale !!!!
Se potessimo tornare indietro nel tempo ad una quarantina d’anni fà ed avessimo la possibilità di poter osservare un inglese ed un nostro conterraneo intenti in una pesca leggera a fondo per insidiare cavedani (“chub” in inglese) non noteremmo differenze sostanziali nella loro azione; l’inglese affrontrebbe i suoi lenti canali od i suoi fiumi di media portata con corte, sottili e flessibili canne in fibra ad innesti (winkle picker) corredate di mulinello, montando degli arseley bomb da 10-15 grammi ( piombi con girella da montare a pendulum scorrevoli sulla lenza) o 4-5 pallini SSG in derivazione su un corto bracciolo; il nostro “nonno” invece affronterebbe i lenti gironi dei grandi fiumi del piano con sensibili canne telescopiche, con mulinello, sui 3-4 mt. ad azione di punta montando scorrevole un pallino di piombo o un piombo a pera di 10-15 grammi.
L’impostazione in pesca noteremmo che sarebbe simile in entrambi i casi, come altrettanto simili sarebbero i monofili, gli ami e le esche (fegatini e pezzi di interiora di pollo o bigattini) e soprattutto il metodo di pasturazione a mano o a fionda……perciò dove sarebbe la differenza??
Dove osserveremmo la tanto decantata “innovazione” nel concetto di pesca statica sul fondo ??
L’approccio nella pesca a ledgering in Inghilterra, prima degli anni ‘70, era identico al “nostro” approccio nella pesca a fondo, la cosidetta PAF.
Nella e dalla PAF, e quindi a maggior ragione dal ledgering e dal concetto ed approccio di “pesca statica sul fondo” che rappresenta, si svilupparono negli anni seguenti tutte quelle tecniche in cui si è soliti utilizzare delle esche naturali poggiate sul fondale…. oggigiorno definite “specialist” e che vengono riconosciute ed indicate con vocaboli inglesi come il “carp-fishing” (pesca alla carpa), il “cat-fishing” (pesca al channel ed al siluro), il “pike-fishing” (pesca al luccio ed al lucioperca)…ed in seguito il “feeder-fishing” (pesca con il pasturatore), tecniche in uso nelle acque interne; ma l’approccio in pesca, che deriva dal concetto di pesca sul fondo, potrebbe arrivare a comprendere anche impostazioni tecniche di uso prettamente marino come il beach-ledgering, il light-casting sino ad arrivare al surf-casting.
Nel concetto inglese di ledgering come “pesca statica sul fondo”, oltre a tutte le tecniche specialist già citate, rientrerebbero anche tutte quelle situazioni ibride con le quali si possono insidiare i pesci a contatto diretto del fondale.
Tanto per fare un paio d’esempi: la pesca con le lunghe bolognesi ed il pallino di piombo, che a volte viene utilizzata nella pesca al canale di Fiumicino o a Fiumara, per gli inglesi rientrerebbe nel concetto di ledgering.
Anche in tutte quelle situazioni in cui il galleggiante montato sulla lenza venisse utilizzato in forma puramente passiva, e cioè solo come segnalatore visivo in una lenza la cui piombatura o parte di essa poggiasse ferma sul fondo magari insidiando i lucci con esca viva, per gli inglesi sarebbero tipologie di pesca appartenenti al ledgering ( infatti questa tecnica viene conosciuta in Inghilterra come “float ledgering” ).
Indicare il termine “ledgering” (che esprime un concetto troppo astratto e generico), importarlo in Italia e pubblicizzarlo come una tecnica alternativa ed innovativa è stato per me un grosso sbaglio.
Tutto questo discorso a qualcuno potrebbe non interessare ed apparire superfluo, mentre agli amanti ed appassionati della tecnica specialistica con il feeder (pasturatore) questa situazione ha creato non pochi problemi d’identità e di riconoscimento.
Il termine inglese di “ledgering”, in realtà ed in conclusione, identifica e racchiude nella pesca con le esche naturali tutte quelle tecniche che non appartengono alla pesca di superficie (float fishing) in cui viene utilizzato un waggler.
In tutto questo la vera, unica e grande innovazione alla pesca a fondo apportata dagli inglesi intorno agli anni ‘70 è stata l’invenzione e l’utilizzo di un alimentatore di esche, traduzione letterale di “feeder” (…il pasturatore per intenderci), abbinato ad attrezzi specifici per insidiare determinati pesci, come i ciprinidi, che rispondono bene a forme di pasturazione e all’alimentazione sul fondo.
Questa tecnica specialistica complementare, ma allo stesso tempo anche alternativa alla pesca di superficie, che può trovare spazio ed impiego in moltissime situazioni ed indirizzata alla cattura di numerose specie di pesci…. che appartiene al ledgering ma non lo identifica totalmente come non lo fanno tutte le altre tecniche “specialist” già citate…. prende il nome di: FEEDER FISHING.
IL FEEDER FISHING
Il problema principale che si doveva affrontare nella pesca statica sul fondale, effettuata senza l’ausilio di un galleggiante e rivolta verso quelle specie di pesci che rispondono bene a varie forme di pasturazione, riguardava proprio la possibilità di riuscire ad effettuare un corretto uso della pastura e/o dei bigattini da lanciare.
Mentre con l’ausilio visivo del galleggiante era relativamente semplice, in specialmodo in condizioni di acqua ferma, intuire dove lanciare le palle di pastura o dove sfiondare le larve anticipando il lancio sulla linea di passata del galleggiante quando ci si trovava in presenza di corrente, pescando a fondo non si aveva alcun punto preciso di riferimento e molto spesso, nella pesca a lunga distanza, non si aveva nemmeno la possibilità di poter effettuare costanti e mirate pasturazioni proprio perché era quasi impossibile riuscire a far arrivare la nostra pastura a lunghe distanze in maniera precisa e non dispersiva.
La risoluzione a questo problema, molto limitativo per la pesca a fondo, si deve ad una semplice intuizione di un appassionato pescatore di ledgering inglese che trovò il rimedio definitivo realizzando il primo contenitore artigianale, piombato e montato direttamente sulla lenza, per trasportare direttamente sul fondo ed in prossimità del suo amo innescato una quantità di esca sufficiente per pasturare ed attirare in zona i pesci insidiati.
Il primo attrezzo rudimentale fù ricavato da un bigodino per capelli la cui forma e struttura consentiva la contenzione ed il lancio di una discreta quantità di bigattini; i risultati furono strabilianti e fù proprio quel primo “feeder” artigianale ad originare un cambiamento totale e notevole nell’approccio alla pesca a fondo (….ed al ledgering ).
Era nato il “feeder fishing”.
Erroneamente molti credono e pensano che basta comprare un paio di questi aggeggini piombati di plastica forata, che nel corso degli anni hanno assunto forme e strutture sempre più complesse per poter essere utilizzati in qualsiasi condizione d’acqua, applicarli su una canna qualsiasi in loro possesso e credere di poter pescare così in un modo corretto.
Niente di più sbagliato.
Per prima cosa occorre conoscere e capire, tra le innumerevoli proposte di modelli molto o anche all’apparenza impercettibilmente diversi, quale pasturatore sia il più idoneo da montare nel luogo scelto per la nostra pescata….perciò occorre valutare bene le caratteristiche dello spot di pesca: se siamo in presenza di acqua ferma, se invece c’è una leggera correntina o ci troviamo ad affrontare correnti sostenute; se dobbiamo concentrare la pesca nei pressi della sponda o lanciare lontano; se il fondale in cui si poserà il nostro pasturatore è fangoso o duro; se dobbiamo riempirli di soli bigattini, solo pastura o un mix dei due; se dobbiamo scegliere modelli strutturati per una facile dispersione del loro contenuto o meno ecc. ecc.; come si capisce le variabili da valutare attentamente per una scelta corretta sono molte, in più da aggiungere a queste scelte c’è anche il giusto abbinamento canna da feeder - quiver tips - feeder - spot di pesca.
Sarebbe impensabile abbinare un feeder di pochi grammi ad una rigida e potente canna ad azione prettamente di punta pescando in acque ferme, così come improduttivo e difficile da gestire sarebbe l’abbinamento tra una sottile canna “light” dall’azione parabolico-progressiva ed un pasturatore da 100 grammi per la pesca tra le impetuose correnti dei nostri fiumi del piano.
Il feeder fishing è una tecnica semplice, facile da apprendere e da mettere in pratica ma come tutte le tecniche ha i suoi canoni da seguire, pochi ma li ha.
Oltre alla giusta scelta d’abbinamento tra quelle citate sopra sono da tener presente anche quattro altre “regolette” da seguire ed applicare sempre.
-La prima regola è il corretto posizionamento di attesa della nostra canna dopo il lancio: in acque correnti la canna andrà posizionata alta e più perpendicolare possibile al terreno in modo da limitare al massimo la superficie e la quantità di filo a contatto con la forza e la spinta della corrente ( foto n° 1 ) ; in acque ferme, al contrario, la canna andrà posizionata in modo obliquo e parallelo alla superficie dell’acqua con il cimino quasi a sfiorarla in modo che il filo sia completamente immerso in essa, a parte qualche decina di centimetri tra questa ed il quiver tip (vettino intercambiabile); le lievi abboccate saranno così più visibili e, se in presenza di vento, si avra’ la minore superficie possibile di filo fuori dall’acqua ( foto n° 2 ).

-La seconda regola è quella di riuscire ad usare, dopo aver scelto modello e tipo, il pasturatore meno pesante possibile che però riesca a rimanere fermo sul fondo, anche in presenza di corrente se ve ne fosse; il montaggio di pasturatori troppo leggeri in corrente comporterebbe il loro continuo spostamento sul fondo con continui movimenti del quiver e con alte possibilità d’incaglio, mentre se troppo pesante potrebbe sprofondare se il fondale si presentasse soffice e limaccioso compromettendo la fuoriuscita della pastura e falsando la pescata o, in fase d’abboccata, essere facilmente avvertito dal pesce.
-La terza regola di base è la dinamicità d’azione in pesca…altro che pesca statica !!!!
Il pasturatore andrà riempito spesso (5-10 minuti max) alternando anche il suo contenuto tra pasture e larve e valutando un’eventuale sostituzione dello stesso in presenza di cambi d’intensità nella corrente o di vento; spesso ho notato che le persone meno esperte rimangono in attesa a lungo lasciando passare troppo tempo tra un lancio e l’altro come se stessero pescando a fondo in modo classico, questo è un grave errore…la pasturazione corretta e continua è indispensabile.
-La quarta, ma non per questo ultima delle quattro citate…anzi forse la più importante, è ottenere la massima precisione nei lanci cercando di limitare al massimo l’area pasturata che abbiamo stabilito con il primo lancio; prendere dei punti di riferimento sulla sponda opposta, delle ombre di alberi proiettate in acqua, una punta di scogli ecc. aiuta ad orientare e direzionare ogni volta il lancio, in più con altre piccole accortezze (che dirò in seguito) stabilire anche se abbiamo ottenuto la giusta distanza nei lanci seguenti.
Un ultimo consiglio, più che una regola, è quello di perdere cinque minuti prima d’iniziare a pescare, in special modo in un posto che non conosciamo, cercando di capire la conformazione del fondale su cui intendiamo lanciare; montata canna e mulinello, fatto passare il filo negli anelli invece di far subito la montatura attacchiamo sul filo del mulinello un piombo di una ventina di grammi provvisto di girella, lanciamo nella zona in cui intendiamo concentrare la nostra pescata, aspettiamo che tocchi il fondo e recuperando pian piano cerchiamo di capire la conformazione del fondale valutando i movimenti del tip e i rallentamenti nel recupero.
Con un po’ di pratica non sarà difficile “leggere” se ci troviamo di fronte ad un fondale melmoso, sabbioso o ciottoloso; se ci sono banchi di alghe, scalini o buche…. o scogli sommersi con sicuri incagli (…meglio cambiare zona); effettuando qualche lancio a raggera potremmo valutare e stabilire quale sarà la zona migliore dove lanciare e concentrare la nostra pasturazione per tutta la sessione di pesca.
-Un accenno sulle attrezzature da utilizzare nel feeder-fishing credo sia dovuto; descriverò perciò con una panoramica sommaria le canne specifiche, i mulinelli da abbinare, l’accessoristica di base ed una carrellata fotografica dei vari tipi e modelli di pasturatori e delle montature.
LE CANNE
Gli attrezzi in uso in questa tecnica sono attrezzi specifici in carbonio ed a innesti (alcuni modelli esistono anche in versione telescopica ma non assicurano la stessa azione presente nelle canne ad innesti classiche); innesti che possono essere o a baionetta o a spigot (innesto sicuramente migliore) con una armonica conicità ed un profilo molto sottile dal manico sino all’apice, con azione parabolica in alcuni casi anche molto accentuata; di solito sono prodotti in tre pezzi più un quarto innesto che è il “quiver tip” o semplicemente “tip” (vettino intercambiabile) che caratterizza questa tipologia di attrezzi.
Infatti queste canne, dedicate e progettate per l’uso del feeder, hanno la caratteristica di avere in dotazione dei tips intercambiabili (da un minimo di 2 sino ad arrivare a 5) di diversa conicità, e/o lunghezza e sensibilità, e quindi con diversi range di casting; in genere sono tutti in fibra piena (o nylon) nei modelli di fascia economica bassa, nella fascia medio-alta almeno uno in dotazione è in carbonio.
La loro scelta nel montaggio ad inizio pescata è dovuta al tipo ed al peso totale del pasturatore che intendiamo utilizzare (per totale intendo il peso dichiarato del pasturatore vuoto più il contenuto di esche o pastura, in quest’ultimo caso ad esempio è da tener presente che il peso di un pasturatore piombato con 40 grammi, riempito di pastura ben bagnata e compressa, potrebbe anche raddoppiare) per evitare sia un sovraccarico del tip in fase di lancio, sia la sua corretta curvatura in fase di attesa della segnalazione d’abboccata.
Possiamo suddividere le canne normalmente usate e prodotte per questa tecnica in tre tipologie.
-La prima è la canna cosidetta “light” da acque ferme o poco mosse, in genere le case costruttrici propongono un set di tips marchiati dai 30 ai 60 grammi massimo, di lunghezza mai superiore ai 12 piedi (360 cm), ma a volte più corta, tra i 9 e gli 11 piedi (queste ultime denominate winkle-picker sono le canne da ledgering più light che ci siano, ma il loro uso spesso non è abbinato al feeder-fishing ma ad una pesca corta utilizzando leggerissimi piombi e pasturando in maniera classica, a mano o a fionda). L’azione decisamente parabolica di molte di queste canne consente di usare terminali sottili anche su grossi pesci.
-La seconda è la tuttofare “medium”, la canna jolly per le nostre acque dolci e salate; lunga 12-13 piedi (360-390 cm, range 30-90 grammi) è l’attrezzo che maggiormente si adatta nelle nostre esigenze (anche marine), riuscendo a stare in pesca correttamente non solo in presenza di acque ferme ma anche in acque con correnti moderate. Essendo una via di mezzo a volte può essere meno specifica di altre più dedicate a determinate situazioni ma ha il suo pregio nel fatto di essere un attrezzo con azione parabolico-progressiva, con una certa riserva di potenza nel manico, che riesce a raggiungere un buon compromesso un po’ dappertutto.
-Al terzo gruppo appartengono due tipologie di canne che potremmo definire ”heavy o medium-heavy”.
-La specialist, o barbel rod è un attrezzo dalla concezione squisitamente britannica, dedicata alla cattura dell’esemplare di grosse dimensioni e unisce un fusto sottile (non ha solitamente dotazione di tips aggiuntivi) ad una meravigliosa azione tendente alla giusta parabolicità per aver ragione di pesci di un certo peso da lavorare con tranquillità…..la tipologia di canna in questione assicura tutto questo.
-La continental feeder invece è una canna atipica rispetto alla concezione inglese di pesca col feeder; progettata e studiata per il mercato europeo (come dice il nome) permette di affrontare le correnti impetuose dei grandi fiumi del piano (che in Inghilterra non esistono); deve avere necessariamente un casting che arrivi a 120 grammi; sempre in tre pezzi ( più tips, in genere due ) lunghezza intorno ai 14 piedi (4.20 cm) con una grande riserva di potenza nel manico e buone capacità nei lanci lunghi.
I MULINELLI
Sui mulinelli e sulle innumerevoli possibilità di scelta tra modelli di tutti i generi e per tutte le tasche ci sarebbe da parlare troppo…ma forse questo è uno di quei casi in cui basta poco per dare un consiglio.
In genere i monofili che vengono imbobinati nell’uso dei feeder (tralasciamo l’uso dei trecciati utilizzati principalmente in acque interne per la cattura di carpe, od in fiume) hanno diametri compresi tra lo 0.16 e lo 0.22; si potrebbero anche utilizzare a volte diametri inferiori, aggiungendo alcuni metri di shock-leader di diametro maggiore per fare da parastrappi, ma io sconsiglio di farlo perché dato il diametro molto piccolo degli anelli montati sui vettini intercambiabili si potrebbero presentare possibili problemi nello scorrimento del filo durante il lancio ed impedimenti nel recupero sotto trazione di un pesce agganciato; quindi montare sulle due bobine in dotazione al mulinello un buon 0.16 ed uno 0.22 copre tutte le possibili situazioni e pesi lanciabili.
Nel feeder-fishing non è di primaria importanza effettuare lanci lunghi e forzati, anzi è deleterio perché questi lanci peccano d’imprecisione ed una delle regole più importanti della tecnica è proprio la precisione nel lancio, come ho già descritto, per cui si effettuano dei lanci accompagnati e mirati evitando le frustate; montando perciò uno 0.16 si riesce a gestire nel lancio pesi sino a 30-40 grammi, per pesi maggiori utilizzeremo la bobina di ricambio imbobinata con uno 0.20 o 0.22.
I mulinelli da abbinare alle canne da feeder vanno dal modello 2500 (prendendo ad esempio i modelli della shimano) per le “light” ad un 6000 per le heavy; basterebbe però avere un 4000 ed andrebbe bene per tutte le tipologie di canne; da tener presente però che un 4000 della shimano è molto diverso per volume, peso e capacità della bobina rispetto ad un 4000 della daiwa (molto più grosso e simile ad un 6000 shimano).
Il mulinello deve avere una rapporto di recupero medio-basso ( 4.5:1 - 5.0:1 ), una capacità di bobina di almeno 250 metri dello 0.25 ed un frizione affidabile……per tutto il resto a voi la scelta.
ACCESSORISTICA DI BASE
Gli accessori da utilizzare nelle montature sono innumerevoli, molti presi in prestito dal carp-fishing ma in dimensioni chiaramente ridotte; alcuni utili per montature raffinate e specialistiche, altri semplici “orpelli e fronzoli” da evitare visto anche l’elevato costo d’acquisto. Nel feeder-fishing la semplicità è la migliore arma d’approccio (personalmente ritengo che lo sia in tutte le tecniche) per cui eviterei di parlare di questi accessori opzionali, per ora.
Mi soffermerei di più a parlare di quegli accessori, quasi indispensabili, per una corretta impostazione in pesca della nostra canna.
Una volta effettuato il lancio la canna deve essere posizionata nel modo più stabile e sicuro possibile, come ho già descritto, o parallela al terreno o inclinata verso l’acqua o quasi perpendilolare al suolo; per poter far questo dobbiamo essere in possesso di accessori specifici che fungeranno da poggiacanna.
La canna in posizione d’attesa deve poggiare su due punti; uno è ( per tutti i casi ) presso il calcio che può essere poggiato sulla coscia, se siamo seduti, o sul reggicanna del panchetto, l’altro è presso i 3/4 dell’attrezzo nel caso di pesca in “stillwater” (acque calme) con canna inclinata o parallela all’acqua; nel caso di canna rivolta verso l’alto occorre utilizzare un palo telescopico adatto (rod rest) dotato di boccola filettata femmina ad un’estremità e di punta a vite per essere fissato al terreno all’altra; in questo caso il calcio della canna và poggiato in terra o su apposito alloggio nel panchetto (vedi foto n° 1).
Altro importante accessorio, da avvitare sul rod rest, è lo “swing rest” a V (classici appoggiacanna basculanti da ledgering…si nota nella foto n° 3).
Esistono una serie d’accessori diversissimi che possono venir utilizzati da appoggiacanne, alcuni specifici per altre tecniche come gli ingombranti “rod pod” (foto n° 4) utilizzati nel carp-fishing per sostenere sino a tre canne, o i tripodi utilizzati per la pesca dalla spiaggia per tenere le canne verticali.
Altri, meno ingombranti, possono essere anche applicati direttamente alla pedana o ai piedi del panchetto: sono bracci snodabili e telescopici che si orientano in tutte le direzioni possibili e coprono tutte le possibili situazioni (foto n° 3)….ma nulla vieta di trovare altre soluzioni artigianali o di ripiego basta che la canna rimanga stabile e ferma e non stia semplicemente a contatto con il terreno.

I FEEDER
Di feeder ormai ne esistono di tutti i tipi e per tutti i gusti ( …a volte anche molto personali ), alcuni sono anche poco conosciuti perché non ancora importati nel nostro paese e possono essere acquistati solo online su dei siti di vendita inglesi.
Dire che ci siano un centinaio di tipi non è un’esagerazione se poi pensiamo che per ogni modello ci sono almeno una decina di versioni diversificate, per la quantità di piombo di cui sono dotati e per il loro volume di carico (si può avere un stesso modello che può essere prodotto in due versioni: per montaggio in-line o a pendulum, ognuno di questi a sua volta suddiviso e costruito in taglie “small”, “medium”, “large” ed “exlarge” ……. ognuna di questi taglie associato con almeno 4 misure diverse di piombo, alla fine….. dello stesso pasturatore avremmo ben 32 tipi), basta fare un po’ di calcoli per valutare la quantità e la vastità di scelta.
Mi limiterò solo ad una rapida panoramica fotografica di alcuni modelli validi in determinate situazioni, le immagini in questo caso sono più valide delle parole.


I TERMINALI
Come ho già accennato nella pesca a fondo con il pasturatore la semplicità nella costruzione della lenza è, secondo il mio modesto parere, l’arma vincente.
Per questo è importante conoscere alcune montature di base utilizzate nel feeder-fishing alle quali poi si possono apportare dei piccoli cambiamenti (anche in corso di pescata) a secondo delle condizioni ambientali, degli umori e della diffidenza dei pesci che cerchiamo di catturare.
Non ci sono montature “segrete” in questa tecnica….come del resto non ci sono nella pesca a fondo in generale o nella pesca a passata con la bolognese.
Solo la pratica, l’esperienza soggettiva e una buona osservazione fanno si ad esempio che solo alcune spallinate, nelle montature col lenza sostenuta da galleggiante, pescando a passata siano fruttuose in una determinata zona e in un determinato giorno.
La loro realizzazione è appannaggio solo di persone esperte, pratiche e buone osservatrici…..il segreto tra chi cattura, presentando bene il proprio amo innescato con una montatura adeguata al momento, e chi non lo fa….. è tutta qui.
Il montaggio del pasturatore sulla lenza può avvenire “inline” in quei modelli strutturati in modo da prevedere il passaggio del filo al loro interno, o a “pendulum” in derivazione sulla lenza facendo passare il filo entro l’anello di una girella posta ad uno degli estremi del feeder; in tutti e due i casi si possono prevedere tre tipi di soluzioni per il pasturatore: montaggio scorrevole, montaggio bloccato ( fixed o bolt ), o montaggio semi-bloccato ( semi-fixed ).
Alcune semplici montature prevedono l’utilizzo di un accessorio, “l’antitangle” dritto o storto mediamente lungo dagli 8 ai 15 cm., che limita notevolmente la possibilità di grovigli tra la lenza, il pasturatore ed il finale con l’amo.
Un problema che si presenta nel feeder fishing, insidiando pesci scaltri e diffidenti (ad es. cavedani o spigole), è quando si deve per forza utilizzare un terminale di diametro molto sottile ( 0.10 - 0.12 ) che, per peso del pasturatore montato o per la forza della corrente, deve essere forzatamente abbinato al monofilo montato sul mulinello che, in alcuni casi, può presentare un diametro doppio ( 0.20 - 0.22 ), o in caso abbiamo imbobinato il nostro mulinello con un rigido trecciato multifibra; si intuisce immediatamente che la differenza di elasticità e di tenuta tra i due monofili ( o tra monofilo e trecciato ) è troppo ampia, pescare con un abbinamento del genere comporterebbe la quasi sicura rottura del terminale già in ferrata.
Per limitare questa differenza d’elasticità si ricorre all’utilizzo di due accessori “rubati” ad altre tecniche ed adattati alle nostre esigenze: il “power gum” e “l’elastico da roubasienne”.
Il power gum è un polimero di gomma molto elastico e resistente (14 lb) il cui uso nel carp-fishing è previsto per realizzare nodi scorrevoli e di stop sulle lenze, noi lo possiamo utilizzare per costruire le nostre montature realizzando eventualmente anche una decina di cm. di brillatura (treccina) in modo da ottenere un effetto antigroviglio prima di collegarci il finale; viene utilizzato in special modo quando sul mulinello abbiamo montato dei rigidi multifibra ma è valido anche in presenza di diametri di monofilo notevolmente differenti.
L’elastico da rouba, della lunghezza finale di 10-15 cm. viene utilizzato, nei diametri diversi disponibili e nel giusto abbinamento ai diametri dei finali, come ammortizzatore tra lenza madre e finale; si collega un capo ad una girella con un nodo grinner stretto molto bene, all’altro capo si fa una piccola asola a doppio nodo dove poi andrà collegato il sottile finale…..consiglio di stringere bene e provare i nodi più volte e coprirli con tubicini siliconici o con guaine termorestringenti.
E’ validissimo come ammortizzatore sia in fase di ferrata che nel combattimento; gli abbinamenti consigliati sono: diametro elastico 0.9 - diametro monofilo 0.08 - 0.10, oppure 1.2 – 0.12…. 1.4 – 0.14 a salire.
Le foto ed i disegni spero rendano bene l’idea di varie montature standard.



APPLICAZIONI NELLA PESCA IN MARE
La pesca col pasturatore, come abbiamo visto, è nata in Inghilterra per la pesca a fondo nelle acque interne; la sua diffusione in Europa ha portato questa tecnica, di facile applicazione e che permette di ottenere dei buoni risultati in molteplici situazioni, a sviluppi e adeguamenti per adattarla alle diverse condizioni di pesca, sia in acque interne ed in parte anche nell’ambiente marino.
In parte, perché questa tecnica ha un suo limite difficilmente superabile con qualsiasi accorgimento; ancor di più, rispetto a tutte le altre tecniche che si svolgono a stretto contatto col il fondale, il feeder-fishing per esprimere al meglio le sue potenzialità và utilizzato solamente in presenza di un fondale “pulito” e privo di asperità e possibili incagli sul fondo.
Lanciare un pasturatore da una scogliera naturale con il fondale antistante irto di scogli e massi sarebbe improduttivo e deleterio sia per il risultato finale della pescata sia per le nostre tasche, visto il costo di ogni pasturatore. Anche quando il fondale, pur privo di asperità, presentasse però fitti banchi di alghe o poseidonie l’utilizzo di questa tecnica non è consigliato, il pasturatore scomparirebbe al di sotto delle piante acquatiche nascondendo pastura ed esca alla visibilità delle possibili prede compromettendo la fase principale e fondamentale della tecnica che è la corretta pasturazione.
Tre luoghi sono ideali per l’utilizzo del pasturatore a fondo in mare: i porti (grandi e piccoli), le foci (fiumi e canali), e le scogliere artificiali poste a protezione di rive o di moli che presentino un fondale antistante sabbioso o ciottoloso.
In questi luoghi il feeder fishing può essere utilizzato sia in maniera alternativa che complementare ad altre tecniche di pesca come quelle con lenza sostenuta da galleggiante.
Alternativa semplicemente per preferenza soggettiva, perché qualcuno può trovare più o meno soddisfazione nell’uso di una tecnica rispetto ad un’altra.
Complementare invece perché in alcune situazioni la pesca a fondo con il pasturatore permette di poter pescare, ed al contempo pasturare correttamente, dove con altre tecniche risulterebbe impossibile o difficilissimo farlo.
Pensiamo a situazioni di pesca in porti profondi ed a lunga distanza dove arrivare “leggeri” con galleggianti in lenza risulta difficile, ancor di più risulta difficile effettuare una corretta pasturazione a fionda; oppure in presenza di larghe foci con correnti moderate dove riuscire a pescare a centro fiume, effettuando una corretta azione di pesca e di pasturazione, risulterebbe molto complicato anche utilizzando le più lunghe bolognesi possibili.
L’impostazione di pesca in questi ambienti non si discosta molto da quella nelle acque interne: acqua corrente-canna alta, acqua ferma-canna bassa.
Sui moli di un canale o di una foce l’altezza a cui già ci troviamo rispetto alla superficie dell’acqua ci aiuta molto a mantenere meno quantità di filo possibile sotto la spinta della corrente, quindi potremmo tranquillamente tenere la canna anche parallela al terreno.
Un po’ più complicata è invece la corretta impostazione dai moli di un porto; anche qui la distanza dall’acqua può essere notevole ed in presenza di vento il filo offrirà una maggiore superficie; anche il posizionamento della canna obliqua al terreno risulterà un po’ difficile non potendo utilizzare i picchetti da terreno classici, quindi dovremmo applicare alla sedia o al panchetto quei bracci snodabili già citati ( foto n° 3 ) oppure, aguzzando l’ingegno e la nostra capacità d’adattamento, trovare valide soluzioni alternative….come potrebbe essere quella da me proposta in foto: piccola struttura in metallo, ma pesante e stabile, per due canne con bracci ripiegabili per un trasporto ottimale e con reggicanna a V tipici avvitabili.


L’utilizzo corretto nella pesca con il feeder, in acque interne ed anche in mare, prevede l’uso di una sola canna per essere sempre pronti a rispondere al minimo accenno di movimento del quiver tip quando ci troviamo al cospetto di pesci scaltri e diffidenti (spigole e muggini) ma se la nostra battuta di pesca si svolgesse in acque ferme (in porto), e si rivolgesse soprattutto alla cattura di sparidi come l’orata, la cui abboccata è molto “diretta”, posizionare un paio di canne ci potrebbe aiutare nell’avere più possibilità e nell’esplorare e pasturare più zone; importante sarà sempre mantenere attiva la pasturazione con riempimenti continui dei pasturatori.
Tra le tipologie di canne che ho elencato precedentemente una buona “medium” (azione 30-90 grammi), con almeno tre vette in dotazione, è l’attrezzo ideale per l’utilizzo negli spot marini; la sua azione parabolico-progressiva permette il montaggio di finali sottili ed il combattimento con prede anche di buone dimensioni.
I feeder per le zone ideali in mare (porti, foci scogliere artificiali), e per uso prevalente di bigattino da caricare al loro interno, si possono ridurre per semplificare la scelta a 4-5 modelli di base con le loro diverse grammature di piombo tra cui poter scegliere la più adatta in quel dato momento; tre modelli validi in presenza di acqua ferma o con poca corrente ed un paio per la pesca in foce.
I “feeder link” ed i “carp feeder” della Drennan (nati per la pesca nei “carpodromi”) sono molto simili per struttura e funzione; entrambi hanno il piombo interscambiabile (mediante piccolo aggancio) tra i modelli di dimensioni diverse così da poter scegliere il miglior abbinamento grandezza-peso.
Il loro assetto nel lancio è perfetto, aiutandoci nella precisione e nelle lunghe gittate; sono ottimi in situazioni d’acqua ferme o poco corrente ed hanno la prerogativa, data dalla disposizione del piombo posto ad un loro estremo, di mantenere una posizione verticale sul fondo consentendo un rilascio a pioggia dei bigattini; questa loro disposizione verticale, o obliqua, li rende perfetti per quel fondale soffice e melmoso che possiamo incontrare nei porti; al contrario di altri pasturatori piatti che affonderebbero nella melma e nel fango, questi feeder garantiscono una sicura e accertata pasturazione.
La differenza tra i due, a parte la compattezza nel volume, la fanno i diametri dei fori d’uscita; nel carp feeder sono molto più grandi per una fuoriuscita più veloce delle larve, situazione valida specialmente nei periodi freddi dove la mobilità dei bigattini si riduce sensibilmente. Altro pasturatore valido da usare nei porti con fondale sabbioso e duro ed in presenza di leggera corrente sono gli “oval block-end” della drennan nelle misure più piccole (small e, a volte medium), che hanno il piombo a lamina da ¾ di OZ (un oz equivale a circa 28 grammi), circa 21 grammi, a 1½ oz, 42 grammi.
In foce ed in corrente sono invece ampiamente utilizzati, per la loro conformazione piatta, sempre gli oval block-end ma nelle misure “medium e large” dotati di piombi di peso maggiore (in genere da 1½ a 2½ oz…da 42 a 70 grammi) ed i “fox finned-feeder”, pasturatori cilindrici con piombo alla base (sempre nel range di peso descritto prima) ma dotati di alette stabilizzatrici utili sia per un corretto e preciso assetto nel lancio che per evitare possibili rotolamenti sul fondo dovuti alla spinta della corrente.
I più conosciuti ed utilizzati sono i primi ma, data la loro conformazione, sono adatti per lanci corti e appoggiati in quanto in volo hanno “sfarfallamenti” che rendono il loro ingresso in acqua impreciso sulla lunga distanza.
Insidiando pesci che rispondono bene a pasture a base di sfarinati, pane o sarde macinate (muggini principalmente ma anche saraghi), allora potremmo utilizzare altri due modelli di pasturatori: i “cage feeder” per riempimento di pasture o pane ammollato ed i “ free flow open-end” della fox nel caso utilizzassimo pasture a base di sarde macinate o sminuzzate (le foto di tutti questi feeder le trovate prima).
Una delle regole fondamentali nella pesca a fondo con il feeder, ed è bene ripeterlo, è la precisione dei lanci in modo da riuscire a concentrare la pastura nell’area più ristretta possibile.
Come ho già detto non è difficile prendere un punto di riferimento per stabilire la direzione, più difficile è sicuramente calcolare la distanza e la giusta forza da imprimere nel lancio, obiettivo che si potrà acquisire solo con la pratica; potremmo però avvalerci di piccoli trucchi o aiuti per risolvere questa situazione.
Alcuni consigliano di bloccare il filo dopo il primo lancio nella clip fermafilo di cui è dotata la bobina, ma io la considero una soluzione molto pericolosa perché se il pesce che si ferra è di grosse dimensioni cercherà di prendere filo immediatamente e non potendolo fare per il filo bloccato nella clip si avrà, come conseguenza e nella migliore delle ipotesi, la rottura del finale; nella peggiore, e per niente remota ipotesi, la rottura del filo in bobina proprio in quel punto; anche un lancio con troppa forza impressa otterrebbe risultati facilmente immaginabili avendo il filo bloccato dalla clip.
I metodi migliori consistono nel segnare un tratto di filo per una quindicina di cm. tra l’archetto del mulinello ed il primo anello della canna (sempre dopo aver effettuato il primo lancio alla distanza che riteniamo valida) con dello stick apposito indelebile e colorato; oppure, al posto della segnatura, fare un nodo scorsoio sul monofilo con del filo da legature (nodo in uso per fermare il galleggiante scorrevole).
Con questi aiuti visivi sapremmo dopo ogni successivo lancio se abbiamo raggiunto la corretta distanza oppure, se questo fosse stato più lungo, avremmo la possibilità di recuperare il filo sino a che il segno o il nodo non si trovi nella giusta posizione prefissata; in caso di lancio molto corto invece è meglio recuperare il tutto, ricaricare e lanciare nuovamente.
La realizzazione dei terminali validi in acque salate non si discosta molto da quelli utilizzati in acque interne; nei porti od in condizioni d’acqua lenta o ferma insidiando pesci diffidenti il classico montaggio con antitangle scorrevole è il più utilizzato (in abbinamento con elastico ammortizzatore) insieme al semi-bloccato multiloop ed al paternoster con bracciolo in derivazione per l’aggancio del feeder; in presenza di pesci da “partenza” invece il montaggio fisso (fixed-rig, elastic-rig… con corsa del pasturatore bloccata sulla lenza) consente anche la funzione di autoferrata, dato il peso del pasturatore stesso.
In acque correnti si usa il montaggio semi-fixed con antitangle, il multiloop, il bolt-rig o l’elastic-rig tutte soluzioni più o meno valide e più o meno adattabili e modificabili.
I finali, per lunghezza e diametro, vanno anch’essi adattati alle prede, alle loro dimensioni ed alle condizioni di trasparenza dell’acqua…. come avviene per qualsiasi altra tecnica della pesca al colpo.
In genere in presenza di un discreto flusso d’acqua si utilizzano finali più corti (sempre intorno ai 40-50 cm.) rispetto a condizioni d’acqua ferma (80-100 cm.) ma in presenza di pesci scaltri come le spigole si può arrivare ad utilizzare in foce anche finali dello 0.10 lunghi 150 cm. per allontanare l’esca dal pasturatore e conferirgli mobilità in corrente, vista la proverbiale diffidenza del serranide, la buona vista e la caratteristica di predare i bigattini isolati traportati dalla corrente.
Nella pesca rivolta alle orate di media taglia utilizzare ami robusti e ribattuti è d’obbligo, ma sempre nella misura adeguata all’innesco (in caso di innesco a fiocchetto di bigattini mai salire oltre al n° 14) e diametri adeguati del finale (in genere con i bigattini si usano finali di buon monofilo nei diametri dallo 0.12 allo 0.16); come ami i “super spade” della Drennan, la serie B 900 della Colmic o le serie 14 e 27 Tubertini sono altri validi modelli.
E’ buona norma in acqua ferma di spostare il pasturatore recuperando, dopo alcuni minuti dalla posa a terra del feeder e dalla messa in tiro del vettino della canna, approssimativamente tanti cm. quanto è lungo il finale con l’esca in modo da portare l’amo innescato nel piccolo tappeto di bigattini o di pastura già fuoriusciti dal pasturatore.
In acqua corrente, se la fuoriuscita dei bigattini è molto veloce già durante la discesa sul fondo, occorre tappare alcuni fori del feeder con del nastro da elettricisti oppure utilizzare i bigattini nel feeder comprimendoli tra due tappi di pastura preparata bagnando una classica pastura da mare in maniera leggermente inferiore alla bagnatura che normalmente occorre per realizzare le classiche palle, in modo che lo sfaldamento sia quasi immediato dopo l’arrivo del feeder sul fondale.
La tecnica di pesca col pasturatore è nata chiaramente come tecnica diurna ( nelle acque interne la pesca notturna di regola è vietata) è tale rimane anche in ambiente marino, proprio per questa ragione può essere una valida alternativa alle tecniche di pesca col galleggiante.
Nella pesca in foce o da un molo di un porto la movimentazione di barche più o meno grandi e di pescherecci fanno, di queste zone, le meno tranquille in assoluto. Queste condizioni fanno sì che i pesci più grossi con la luce del sole difficilmente accostino nei pressi delle sponde, a tiro di fissa o bolognese, ed invece se ne stiano ad una certa distanza, magari nei punti centrali più profondi, aspettando la fine e la cessazione delle attività alieutiche che avviene sempre dopo il tramonto o la notte. Perciò prima di questo momento, in cui il pesce diffidente decide il suo avvicinamento, dovremmo essere noi ad andarli a cercare; ecco perché la pesca con il pasturatore, a distanza e sul fondo, può essere valida alternativa ad altre tecniche durante le ore diurne.
Ma, con dei piccoli accorgimenti e per chi volesse, è possibile anche riuscire a praticare la pesca notturna a fondo con il feeder.
Il problema fondamentale da risolvere nella pesca notturna è la visibilità dei segnalatori d’abboccata che con i loro movimenti ci consentono di avere quell’immediata reazione di una tempestiva ferrata; nel caso di un galleggiante la corretta visibilità viene risolta con l’applicazioni di luci chimiche al posto dell’astina di segnalazione di cui sono dotati, mentre nella pesca fondo classica si è soliti usare appositi portastarlight da applicare al vettino della canna.
Nella pesca con il feeder, come sappiamo, la segnalazione d’abboccata è data solamente dai movimenti del sensibile e sottilissimo tip; perciò qualsiasi applicazione fissa su di esso non solo risulterà problematica da effettuare ma ne comprometterebbe e ne bloccherebbe la sua corretta azione di curvatura sotto trazione con conseguente e molto probabile rottura del vettino stesso; inoltre qualsiasi accessorio supplitivo al tip, sia nel momento del lancio che nell’eventuale recupero di una preda, provocherebbe impedimenti e grovigli al filo, vista la dimensione dei microanelli di cui sono dotate questi vettini interscambiabili.
Per visualizzare di notte i movimenti dei sottili e delicati quiver tips si usa applicare sugli stessi una serie di strisce adesive catarifrangenti (un paio di cm. in altezza e ad un paio di cm. di distanza una dall’altra), se sul molo è presente qualche fonte d’illuminazione artificiale; se invece ci trovassimo a pescare nel buio quasi completo le strisce adesive da applicare dovranno essere luminescenti a fosforescenza che si caricano all’esposizione di luce diretta e la emettono al buio per un certo periodo di tempo (tipo le lancette d’orologio o come in alcune esche artificiali in uso nel bolentino notturno).
Un altro espediente per l’uso notturno, copiato direttamente dal carp-fishing, è l’applicazione di un segnalatore d’abboccata a sgancio rapido, del costo di pochi euro e prodotto dalla Stonfo, sul filo del mulinello.
In questo caso, non dovendo più essere il vettino con i suoi movimenti a segnalarci l’abboccata, dovremmo utilizzare per forza degli attrezzi più rigidi oppure, se disponiamo solo di una canna, applicare il quiver tip di portata maggiore; al foro inferiore del segnalatore, prodotto in plastica trasparente dotato di due ganci in plastica a “C” in opposizione tra loro e un paio di boccole bronzate avvitabili di peso diverso, andrà fissato circa 50-60 cm. di monofilo di grosso diametro o di trecciato; l’altro capo dello spezzone di filo andrà fissato alla struttura di sostegno su cui è poggiata la canna.
Agendo sulle boccole filettate di grammature diverse (da valutare il loro montaggio e sostituzione in base alla forza della corrente ed all’opposizione dovuta al peso del pasturatore) si potrà stabilire la vicinanza o meno dei due ganci tra loro in modo da avere la giusta tensione perché l’avvisatore rimanga bloccato sul filo ma, nel caso di ferrata, abbia anche la possibilità di sganciarsi facilmente in modo semi-automatico (più difficile a spiegarlo che a farlo…).
Al suo interno di plastica trasparente possono essere inseriti sia dei pallini di piombo per appesantirlo ulteriormente, dando così la giusta angolatura al filo che esce dal mulinello, sia una classica luce chimica per visualizzare i suoi movimenti al buio.
Gli spostamenti, in seguito ad abboccata, saranno così segnalati non più solo dal vettino ma direttamente sul filo e, quindi, dai sobbalzi o saliscendi del segnalatore con starlight agganciato ad esso.
L’applicazione corretta del segnalatore di solito è tra il mulinello ed il primo anello della canna (come in foto) mentre il cordino o monofilo che lega il segnalatore và fissato ad un sostegno fisso e sicuro (sedia, panchetto, rod pod ecc.).

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